Cosa sono le emozioni?
Le emozioni sono esperienze soggettive complesse, accompagnate da modificazioni cognitive, comportamentali, espressive e fisiologiche, intense, ma generalmente di breve durata.
Svolgono una funzione adattiva, in quanto costituiscono una risposta immediata ad una sollecitazione ambientale.
“QUELLO CHE PROVO È QUELLO CHE SENTO”
Per “provare” si intendono tutte le sensazioni del/dal corpo, mentre il “sentire” sono tutte le informazioni che provengono dal mondo esterno.
Ogni componente della risposta emozionale interagisce con le altre ed è funzionale ad un obiettivo:
- La componente cognitiva (o appraisal) consente di valutare lo stimolo.
- L’attivazione fisiologica (o arousal) predispone l’organismo ad affrontare la situazione.
- La componente espressiva (facciale), che modula l’esibizione esterna dei vissuti provocati sia verbali che non verbali.
- La componente comportamentale (tendenza all’azione), legata anche alle motivazioni, induce l’organismo a reagire.
Queste componenti interagiscono fra di loro in quanto non sono sistemi separati o differenti.
L’emozione presuppone dunque una valutazione, un monitoraggio dell’azione, una regolazione della relazione tra organismo e ambiente, dunque, si configura come un processo integrato e in parte controllato, piuttosto che come un’eccitazione caotica, irrazionale e imprevista come presuppone il senso comune.
Le emozioni non sono infatti “turbolenze intercorrenti” dell’esperienza individuale, ma fenomeni costanti che accompagnano ogni momento dell’esperienza personale e svolgono una funzione adattiva.
Breve storia sulle emozioni
Storicamente, si sono susseguite diverse teorie delle emozioni: la prima, in ambito scientifico, è stata la teoria periferica di James, secondo cui le emozioni sono intensi cambiamenti neurovegetativi che si manifestano prima a livello viscerale e motorio, poi ricevono una valutazione cognitiva; invece secondo Cannon, i visceri hanno una sensibilità scarsa, una risposta lenta e una motilità troppo indifferenziata per essere considerate come il luogo di origine delle emozioni, che invece nella sua teoria è centrale e si identifica con la regione talamica, poiché per prima riceve i segali e li trasforma in manifestazione espressiva e motoria. Invece, secondo Schachter, l’attivazione fisiologica e la percezione soggettiva dei cambiamenti interagiscono e sono entrambe condizioni per il manifestarsi dell’emozione, ma non sufficienti: occorre un’attribuzione causale, cioè un etichettamento che spieghi la reazione con un evento emotigeno pertinente.
Vi sono poi le teorie evoluzioniste, secondo cui le emozioni sono meccanismi naturali di adattamento all’ambiente, le teorie dell’appraisal, secondo cui sono risposte scaturire dall’interazione tra conoscenze, valori, desideri, aspettative e altre componenti culturali del soggetto.
Uno studioso che ha elaborato una teoria delle emozioni completa e sottoposta a verifiche sperimentali è stato Paul Ekman. Egli definisce le emozioni secondo alcuni criteri fondamentali: i segnali espressivi distinti e universali, la presenza in altri primati, le caratteristiche fisiologiche, gli antecedenti situazionali distinti e universali, la coerenza tra i vari aspetti della risposta emozionale, la rapida insorgenza, la breve durata, la valutazione cognitiva automatica, l’occorrenza spontanea, cioè il suo manifestarsi immediatamente. Si tratta di criteri prevalentemente empirici, che non pretendono di essere esaustivi.
Il primo criterio distintivo fa riferimento all’ambito di indagine prediletto da Ekman, cioè l’espressione facciale, il secondo rivela la connessione della teoria di Ekman con le teorie evoluzioniste. Anche la rapida insorgenza dell’emozione dopo la comparsa dello stimolo ha un valore evoluzionista e funzionale alla sopravvivenza, poiché attiva l’organismo in vista di un adattamento con l’ambiente. La valutazione cognitiva e altrettanto rapida presupposta da Ekman è molto semplice e basilare, consiste nello stabilire se lo stimolo è positivo, e quindi ci si può avvicinare, oppure cattivo, e quindi richiede misure difensive.
Ekman ha approfondito in particolare l’espressione facciale delle emozioni, già studiata da Darwin, che aveva rilevato come nei primati superiori si potesse osservare una mimica universale e simile a quella della specie umana. Insieme a Friesen (1969), Ekman ha conferito maggiore sostegno sperimentale a questa ipotesi, raccogliendo numerosi dati che confermano l’universalità delle espressioni facciali delle emozioni basilari, ovvero:
- Felicità
- Sorpresa
- Disgusto
- Rabbia
- Paura
- Tristezza
Ekman e Friesen hanno comunque dato importanza anche alle componenti culturali delle emozioni, sottolineando come le circostanze di attivazione e le regole di esibizione fossero influenzate dalle pratiche e dai costumi, poiché alcune società incoraggiano l’esteriorizzazione delle emozioni, altre un precoce controllo.
Gli ingredienti cognitivi delle emozioni
| Emozione | Ingredienti cognitivi |
| Ansia | Percezione di una minaccia, che viene valutata in termini di probabilità, gravità, imminenza e che è modulata dalla percezione di risorse personali o di soccorso esterno a fronteggiarla. |
| Paura | Percezione di una minaccia altamente imminente e probabile. |
| Tristezza | Percezione di una perdita/compromissione di un bene/scopo. Es: A aveva X, voleva mantenerlo e crede di averlo perso. |
| Rabbia | Percezione di avere subito un torto, cioè un danno valutato come ingiusto. Es: A crede che B gli abbia tolto o violato qualcosa di valore connesso allo scopo/bene. |
| Disgusto | Percezione di violazione dei confini corporei e contaminazione di sé. Reazione caratteristica: la repulsione. Es:A crede che la sostanza X (o la persona B) lo abbia violato e contaminato. |
| Vergogna | Percezione di una brutta figura, in cui A si rappresenta la mente dell’altro B, che giudica A mancante di una qualità/potere importante per il mantenimento della buona immagine. A ritiene di essere giudicato ridicolo, debole, goffo, incapace, impotente ecc. da B. |
| Senso di colpa deontologico | Percezione di nostra violazione di una norma morale (il colpevole, in questo caso, non è necessariamente rappresentato come responsabile di un danno a carico di una vittima). Es: A crede di aver violato la norma morale X. |
| Senso di colpa altruistico | Rappresentazione dell’esistenza di una vittima sofferente a causa di un danno iniquo del quale ci rappresentiamo direttamente o indirettamente responsabili, in rispetto a cui ci rappresentiamo umanamente più fortunati (pur in assenza di nostra violazione o irresponsabilità, come nel senso di colpa del sopravvissuto). |
| Invidia | Rappresentazione di un altro, simile a sé per qualche caratteristica (per esempio, per età, status, professione ecc.). Es: A vede che B ha ciò che l’invidioso vorrebbe e che non ha. Tipicamente implica anche malanimo: se A vuole X e non riesce ad averlo e crede che B abbia X, allora vuole che anche B perda X. |
| Gelosia | Rappresentazione di una relazione, in cui A si sente in pericolo di perdere X e di un rivale che vuole/può sottrarlo ad A. Se si tratta di una relazione affettiva, A desidera che il bene (relazione con B) sia esclusivamente proprio. Se si tratta di un bene, A teme che B possa sottrarglielo. |
| Gioia | Percezione dell’ottenimento di un oggetto desiderato, accompagnata dalla disposizione a godere del bene acquisito (persona, oggetto, status, l’emozione stessa ecc.). |
La clinica delle emozioni
Le teorie delle emozioni trovano applicazione in ambito clinico: vi sono infatti specifici disturbi, quali l’alessitimia, dove è presente una difficoltà a verbalizzare le emozioni, che quindi vengono vissute soltanto sul piano fisiologico, senza riuscire ad etichettarle linguisticamente.
Nei disturbi dell’umore, sono presenti in prevalenza emozioni negative come tristezza e malinconia, oppure stati estremi come mania ed eccitazione incontrollata.
Nei disturbi d’ansia, possono presentarsi emozioni incontrollabili o anticipazioni disfunzionali di emozioni o di situazioni che provocano un’iperattivazione fisiologica anche in assenza di uno stimolo. In particolare, nel disturbo post-traumatico da stress le emozioni connesse al trauma sono costantemente attive a livello fisiologico e cognitivo, attraverso flashback intrusivi e improvvisi. Anche in alcuni disturbi psicotici, come la schizofrenia, le emozioni sono esperite in modo specifico: si può verificare un appiattimento emotivo, uno stato di apatia e di indifferenza, oppure oscillazioni dell’umore. Nel disturbo di personalità istrionico può manifestarsi un’accentuazione dell’espressione emotiva, scenografica e caricaturale.
Le emozioni sono il filo conduttore che ci lega al mondo e agli altri, influenzando ogni aspetto della nostra vita. Ci guidano nelle decisioni, modellano le nostre relazioni e definiscono la nostra identità. Comprendere le emozioni, accettarle e imparare a gestirle in modo consapevole è un passo fondamentale verso il benessere emotivo e la crescita personale. In un mondo sempre più complesso e frenetico, saper ascoltare e rispettare le proprie emozioni ci permette non solo di vivere in equilibrio con noi stessi, ma anche di costruire relazioni più autentiche e profonde con chi ci circonda.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Anolli, L. (2003). Le emozioni. Unicopli
Cannon, W. B. (1927). The James-Lange Theory of Emotions: A Critical Examination and an Alternative Theory. The American Journal of Psychology, 39(1/4), 106–124.
Damasio, A. R. (1994). Descartes’ Error: Emotion, Reason, and the Human Brain. New York: G.P. Putnam’s Sons.
Darwin, C. (1872). The Expression of the Emotions in Man and Animals. London: John Murray.
Ekman, P. (1992). An Argument for Basic Emotions. Cognition and Emotion, 6(3-4), 169–200.
Ekman, P., & Friesen, W. V. (1969). The Repertoire of Nonverbal Behavior: Categories, Origins, Usage, and Coding. Semiotica, 1(1), 49–98.
James, W. (1884). What Is an Emotion?. Mind, 9(34), 188–205.
Lazarus, R. S. (1991). Emotion and Adaptation. New York: Oxford University Press.
LeDoux, J. E. (1996). The Emotional Brain: The Mysterious Underpinnings of Emotional Life. New York: Simon & Schuster.
Perdighe, C., & Gragnani, A. (2021). Psicoterapia cognitiva. Comprendere e curare i disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Plutchik, R. (1980). Emotion: A Psychoevolutionary Synthesis. New York: Harper & Row.
Schachter, S., & Singer, J. E. (1962). Cognitive, Social, and Physiological Determinants of Emotional State. Psychological Review, 69(5), 379–399.
Zorzi, M., V., Girotto (2004). Fondamenti di psicologia generale. Il Mulino, Bologna
Parole chiave: Mindcareaz, studio di psicologia, studio di psicologia di Cristina e Michela, emozioni, teorie sulle emozioni, emozioni base, Paul Ekman, piscoterapia cognitiva.

