Abbiamo deciso di formarci nell’ambito della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale in quanto condividiamo l’assunto per il quale la patologia è una complessa relazione di pensieri, emozioni e comportamenti.
“Non sono le cose a turbare gli uomini, ma i loro giudizi sulle cose”. (Epitteto)
La CBT si basa sul fatto che il nostro modo di interpretare gli eventi determina quelle che sono le nostre emozioni e i nostri comportamenti. I padri fondatori della Psicoterapia cognitivo-comportamentale, Aaron Beck e da Albert Ellis (Beck 1967, Ellis 1962), affermano che le rappresentazioni mentali del paziente (credenze, pensieri automatici, schemi) permettono, con un minimo d’inferenza, di spiegare il disagio psicologico e il suo perpetrarsi nel tempo. Le reazioni emotive disfunzionali e il disagio sono frutto di distorsioni contenutistiche e formali di tipo cognitivo: la patologia è frutto di pensieri, schemi e processi disfunzionali. La non modificazione di tali schemi, a dispetto di evidenze contrarie, è spiegato da errori procedurali e contenutistici che ne “prevengono” l’invalidazione e contribuiscono al mantenimento del disturbo.
Nella spiegazione dei disturbi emotivi, dunque, il ruolo giocato dagli eventi esterni non è di tipo causale, bensì personale, idiosincratico, ovvero basato sul sistema di convinzioni e sulle esperienze del singolo soggetto. Ciò che permette di spiegare le reazioni emotive e i comportamenti disfunzionali (e quindi i disturbi) è il modo di interpretare gli eventi sulla base dei contenuti e dei processi cognitivi dell’individuo.
In quest’ottica, la mente è descritta come un sistema di scopi e conoscenze con cui un individuo valuta la propria esperienza e regola le reazioni emotive, l’attività mentale e la condotta (Castelfranchi, Mancini e Miceli, 2002). I sintomi psicopatologici sono concettualizzati come l’espressione di attività finalizzate al raggiungimento di un obiettivo, insito nella mente del paziente.

