Kelly (1955, p.831) afferma:
“È patologica ogni costruzione di significato che continui ad essere utilizzata nonostante sia stata ripetutamente invalidata”.
Perchè non riesco a cambiare? Perchè, anche se sono in grado di sapere cosa devo fare, non riesco a cambiare?
Il cosiddetto paradosso nevrotico o resistenza al cambiamento è la persistenza a condotte mal adattive che costituisce l’oggetto delle domande che il soggetto si pone, andando a creare la causa e il mantenimento del disturbo.
A differenza di quanto si possa pensare, i paradossi patologici avvengono in menti:
-cognitivamente ben funzionanti;
-che dispongono di tutte le informazioni utili;
-che ricercano, in assoluto il proprio bene.
Dunque perché nascono?
Tutti gli esseri umani hanno delle credenze disfunzionali (Beck 1976), ovvero affermazioni che rappresentano connessioni tra gli eventi esterni e le opinioni dell’individuo, e diventano disfunzionali quando distorcono la corretta elaborazione dell’informazione attraverso l’attivazione di “Bias Logici” cioè errori cognitivi. Ciò che determina l’insorgenza di un problema di natura psicologica risiede in una dimensione quantitativa, ovvero legato alla sistematicità dell’utilizzo di credenze disfunzionali.
Per spiegare meglio il concetto del paradosso nevrotico, dobbiamo fare riferimento alla teoria dei bias cognitivi e delle euristiche.
I bias cognitivi sono errori cognitivi, costrutti fondati, al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie.
Le euristiche sono delle scorciatoie cognitive che, durante i processi decisionali, semplificano la complessità degli eventi, ma che, per quanto efficaci in alcune situazioni, possono risultare fuorvianti in altre.
La mente nel 1950 era vista come una macchina per trarre inferenze ed è così che iniziarono gli studi sui processi decisionali e sul ragionamento che poggiano sulla logica aristotelica, secondo la quale, la nostra mente è sempre in grado di risolvere qualsiasi problema. Secondo tali teorie noi saremmo sempre dei ragionatori ideali, che quando effettuano delle scelte, decidono sempre in base alla massima utilità.
Kahneman et al.,(2011), tuttavia si rendono conto che non solo noi sbagliamo, ma che lo facciamo anche tutti più o meno allo stesso modo ed è per questo che verrà messo in dubbio il concetto di razionalità.
Le euristiche sono disfunzionali quando:
-diventano invalidanti per gli scopi del soggetto (ad es. per l’autostima, gli affetti, l’immagine di sé, i sentimenti, etc.);
-conducono a conclusioni sistematicamente errate e dunque ai biases che sembrano caratterizzare le principali patologie;
-determinano il problema secondario o processi di mantenimento del disturbo, poiché la persona non riesce a far altro che agire sul sintomo.
La nostra mente funziona secondo il principio: “Meglio dar credito ad un falso allarme, che non darglielo” (better safe than sorry). Dato che il nostro comportamento è sempre teso al raggiungimento di un obiettivo, nel caso della patologia, lo scopo è solo l’evitamento del pericolo.
Il “better safe than sorry strategy” è una strategia cognitiva utilizzata da tutti gli esseri umani quando è attivo lo scopo di prevenire una minaccia. Tuttavia è un ragionamento errato rispetto alla logica formale, privilegia la verifica dell’ipotesi di minaccia (e non di sicurezza).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Kelly, G. A. (1955). The Psychology of Personal Constructs. Volume 1: A Theory of Personality. W. W. Norton & Company.
Tversky, A., & Kahneman, D. (1974). Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185(4157), 1124-1131.
Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. Farrar, Straus and Giroux.
Beck, A. T. (1976). Cognitive Therapy and the Emotional Disorders. International Universities Press.
Ellis, A. (1962). Reason and Emotion in Psychotherapy. Lyle Stuart.
Nisbett, R. E., & Ross, L. (1980). Human Inference: Strategies and Shortcomings of Social Judgment. Prentice-Hall.
Gigerenzer, G., & Todd, P. M. (1999). Simple Heuristics That Make Us Smart. Oxford University Press.
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