Il consenso informato è un processo fondamentale in ambito sanitario e psicologico, attraverso il quale il paziente viene informato sui dettagli del trattamento proposto e dà il proprio consenso a procedere.
Quando si tratta di minori, il processo è più complesso e coinvolge sia il minore che i suoi genitori o tutori legali. Richiede un’attenzione particolare per garantire che tutte le parti coinvolte comprendano e accettino il percorso psicologico, sempre nell’interesse finale, del benessere del minore.
II trattamenti sanitari rivolti a persone minorenni o incapaci sono subordinati al consenso informato di coloro che esercitano sulle medesime la responsabilità̀ genitoriale o la tutela. La psicologa e lo psicologo tengono conto della volontà̀ della persona minorenne o della persona incapace in relazione alla sua età̀ e al suo grado di maturità̀ nel pieno rispetto della sua dignità̀. Nei casi di assenza in tutto o in parte del consenso informato di cui al primo comma, ove la psicologa e lo psicologo ritengano invece che il trattamento sanitario sia necessario, la decisione è rimessa all’autorità̀ giudiziaria. Sono fatti salvi i casi in cui il trattamento sanitario avvenga su ordine dell’autorità̀ legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.” Per erogare prestazioni professionali nei confronti di un minore è sempre necessario il consenso di entrambi i genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. Anche nel caso di affido esclusivo a uno dei due genitori non viene meno la responsabilità genitoriale dell’altro. Per tale ragione, è necessario anche il consenso del genitore non affidatario se mantiene sul minore la responsabilità genitoriale. In presenza di dissenso da parte di un genitore alla prestazione professionale, è necessario che intervenga il Giudice Tutelare al quale il genitore favorevole alla prestazione psicologica può rivolgersi. Tuttavia il nuovo Codice Deontologico degli psicologi (entrato in vigore il 1° dicembre 2023) prende in considerazione anche il tema dell’autodeterminazione del minore, ovvero il riconoscimento delle competenze del minore a prendere o condividere decisioni che riguardano direttamente la sua salute.
“Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente
costretti a spiegar loro le cose”.
(Il piccolo principe)

