La depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi a livello globale. Questa condizione complessa può influenzare significativamente la qualità della vita delle persone, provocando sintomi che come descritto dal DSM-5-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), vanno dall’umore depresso, alla perdita di interesse nelle attività quotidiane, fino a problemi di sonno, cambiamenti nell’appetito, fatica cronica e pensieri suicidari.
Ma cosa succede a livello psicologico quando una persona è depressa? Come si sviluppano e si mantengono i suoi sintomi?
Qui entrano in gioco i modelli teorici di Mancini e Beck, che offrono una comprensione approfondita dei circoli viziosi che alimentano la depressione.
Il Modello Cognitivo di Aaron T. Beck e il circolo vizioso della depressione.
Ci troviamo in un contesto storico degli anni ’50 e ‘60 dove Beck, uno psichiatra americano e padre della terapia cognitivo-comportamentale (CBT), affermò che i pensieri, le emozioni e i comportamenti erano strettamente interconnessi fra loro.
Uno dei modelli più influenti nella comprensione della depressione, parte proprio da tale affermazione che si sviluppò nel modello cognitivo di Aaron T. Beck.La depressione, secondo tale modello, deriva da un modo distorto di pensare, che si traduce in credenze disfunzionali e automatiche, ovvero idee rigide e irrazionali che una persona sviluppa, spesso inconsciamente, su sé stessa e sul mondo. Sono convinzioni interiorizzate, ad esempio: “Se non sono perfetto, non valgo nulla” o “Se faccio un errore, tutti mi giudicheranno negativamente”.
Quindi, la depressione è il risultato di queste credenze disfunzionali o schemi cognitivi negativi che influenzano il modo in cui le persone interpretano sé stesse, il mondo e il futuro.
Secondo Beck, le persone depresse tendono a sviluppare una “triade cognitiva negativa” ripartita in:
- Una visione negativa di sé (“Sono incapace, non valgo nulla”).
- Una visione negativa del mondo (“Tutti mi giudicano, il mondo è ingiusto”).
- Una visione negativa del futuro (“Le cose non miglioreranno mai”).
Queste interpretazioni negative diventano automatiche e costanti, alimentando pensieri disfunzionali che esacerbano l’umore depresso. In questo processo, gli individui filtrano la realtà attraverso una lente negativa, ignorando informazioni positive o neutre e concentrandosi esclusivamente su quelle che confermano la loro bassa autostima e il loro pessimismo, andandoli a condurre, verso un’aspirale discendente di umore depresso.
Il modello di Beck descrive, quindi, un circolo vizioso, in cui:
- Pensieri negativi automatici (Es: “Non valgo niente”) innescano emozioni negative (Es: tristezza, ansia o fallimento).
- Queste emozioni negative portano a comportamenti disfunzionali (Es: isolamento sociale, evitamento delle attività).
- I comportamenti disfunzionali, a loro volta, riducono ulteriormente ad esempio il benessere e l’autostima, rafforzando i pensieri negativi automatici, innescando nuovamente il circolo vizioso.
Vi facciamo un esempio, per render chiara l’idea del circolo vizioso nelle persone che soffrono di un disturbo depressivo.
Una persona depressa potrebbe avere come pensiero negativo: “Sono un fallimento perché non riesco a fare nulla di buono”. Questa convinzione porta a sentimenti di sconforto e inutilità, che possono spingere la persona a livelli invalidanti, fino ad attuare comportamenti disfunzionali come il ritirarsi socialmente e smettere di cercare nuove opportunità. Questo isolamento sociale conferma la sua idea di essere un fallimento, mantenendo e rafforzando il ciclo depressivo.
Il Modello di Mancini e il circolo vizioso della depressione
Il modello di Mancini è un contributo più recente e offre un’analisi complementare al lavoro di Beck, sottolineando il ruolo centrale delle emozioni di colpa, vergogna e rimorso nel mantenimento della depressione. Mancini propone che, oltre ai pensieri disfunzionali, le emozioni sociali legate al senso di colpa e vergogna possono scatenare e mantenere la depressione.
Secondo Mancini, infatti, gli individui depressi spesso si sentono intrappolati in una spirale di:
- Vergogna e colpa: Sentimenti di inadeguatezza e la percezione di non essere all’altezza delle aspettative, sia personali che sociali;
- Ruminazione: Pensare ossessivamente a errori del passato o a situazioni in cui si crede di aver fallito, senza trovare una soluzione costruttiva;
- Autopunizione: Questa ruminazione porta alla tendenza a punirsi mentalmente o fisicamente (ad esempio, attraverso l’auto-sabotaggio o l’autocritica eccessiva), che peggiora ulteriormente lo stato depressivo.
Anche nel modello di Mancini, la depressione si alimenta attraverso un ciclo autoperpetuante:
- La persona sperimenta una situazione in cui si sente inadeguata o vergognosa;
- Questa vergogna porta a una ruminazione ossessiva, in cui l’individuo si concentra solo sugli errori e i fallimenti personali;
- Questo processo mentale spinge verso l’autopunizione (psicologica o comportamentale), che alimenta sentimenti negativi e aumenta la probabilità di episodi depressivi.
Ad esempio, una persona potrebbe provare vergogna per non essere riuscita a mantenere un certo standard al lavoro. Questo innesca una ruminazione su tutti gli errori commessi in passato, con l’individuo che ripensa continuamente a come avrebbe potuto fare meglio. Il risultato è che l’individuo si convince di essere incapace, il che porta a comportamenti di auto-sabotaggio come evitare ulteriori responsabilità o ritirarsi dalle relazioni sociali, rafforzando così il suo senso di colpa e vergogna.
Il ponte fra Beck e Mancini
Sebbene i modelli di Beck e Mancini siano distinti, offrono insieme una comprensione più completa della depressione. Beck si concentra sugli schemi cognitivi negativi, evidenziando il ruolo dei pensieri automatici e del pessimismo sistemico nella triade cognitiva. Mancini, d’altra parte, mette in luce l’importanza delle emozioni sociali come vergogna e colpa, che non solo mantengono ma aggravano i sintomi depressivi.
Unendo questi due approcci, possiamo vedere come:
- Pensieri negativi (Beck) alimentano l’umore depresso attraverso il filtro negativo applicato alla realtà.
- Emozioni di vergogna e colpa (Mancini) amplificano e mantengono la depressione attraverso la ruminazione e l’autopunizione.
In un quadro integrato, la depressione appare come una condizione in cui pensieri disfunzionali e emozioni negative si rinforzano a vicenda. Questo circolo vizioso può essere difficile da rompere senza un intervento psicologico mirato, ma la consapevolezza di questi processi è già un passo importante verso il cambiamento.
In conclusione, la depressione non è semplicemente un problema di umore basso, ma una condizione psicologica e patologica complessa che coinvolge pensieri, emozioni e comportamenti.
Comprendere i modelli di Beck e Mancini, permette di esplorare in modo approfondito i meccanismi che mantengono e aggravano la depressione, fornendo spunti cruciali per un trattamento efficace e personalizzato e sensibilizzare i maniera significativa un argomento di cui a volte si sottovaluta l’importanza.
“Il depresso è come una persona che ha tanta fame. Ha mezzo panino ma non lo mangia perché non è intero!”

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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