I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie complesse che coinvolgono pensieri disfunzionali e comportamenti alterati nei confronti del cibo, dell’immagine corporea e del peso. Questi disturbi hanno un impatto significativo sulla salute fisica e psicologica e possono essere cronici e invalidanti se non trattati adeguatamente.
In occasione della Giornata Mondiale dei Disturbi Alimentari, è importante diffondere consapevolezza su questi disturbi, sulle loro manifestazioni e sulle possibilità di trattamento.
Tra i disturbi più comuni, del comportamento alimentare (DCA), troviamo l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder).
I DCA colpiscono prevalentemente adolescenti o giovani adulti, mediamente intorno ai 17 anni di età, e nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze. Nel caso specifico del disturbo di alimentazione incontrollata, l’insorgenza è più frequente nella prima età adulta.
Accade di frequente che i soggetti con questo tipo di patologia passino, nel corso della vita, da un disturbo dell’alimentazione (es. anoressia nervosa) a un altro (es. bulimia nervosa).
ANORESSIA NERVOSA (AN)
L’anoressia nervosa è un disturbo caratterizzato dalla ricerca ossessiva di magrezza e dalla perdita di peso, percepita come un successo anche quando raggiunge livelli pericolosi per la salute. L’inizio del disturbo spesso avviene dopo una dieta per perdere peso, ma con il progredire della perdita, la persona perde il controllo sull’alimentazione. Nonostante il sottopeso, la percezione di essere “troppo grassa” persiste, portando a comportamenti estremi come digiuni, vomito auto-indotto, uso di lassativi e attività fisica eccessiva.
I soggetti con anoressia sviluppano un’ossessione per il cibo, con rituali come il conteggio delle calorie e l’eccessiva attenzione alla preparazione dei pasti.
L’isolamento sociale è comune, in quanto evitano situazioni in cui mangiare davanti agli altri. L’autostima è strettamente legata al peso corporeo, con la perdita di peso vista come una prova di forza e valore personale, mentre l’aumento di peso è visto come una debolezza.
Spesso, i sintomi includono depressione, tristezza e irritabilità, e si osservano difficoltà nel controllo delle emozioni legate alla forma fisica e al peso.
L’anoressia nervosa si suddivide in due principali sottotipi: restrittiva, caratterizzata da digiuno e attività fisica intensa, e con bulimia, in cui si verificano episodi di abbuffate seguiti da sensi di colpa e vergogna. Le abbuffate, anche se soggettive (come mangiare un solo biscotto), sono associate alla sensazione di perdita di controllo, e spesso vengono seguite da comportamenti di compenso come il vomito, l’abuso di lassativi o attività fisica eccessiva.
Il disturbo può durare da qualche mese a diversi anni, con una cronicizzazione nel 10-20% dei casi.
I tre segnali principali da riconoscere in caso di anoressia nervosa includono:
- Restrizione alimentare estrema: La persona limita gravemente l’apporto calorico, mangiando porzioni minime di cibo o saltando i pasti. Spesso il comportamento alimentare è accompagnato da un’ossessione per i cibi “permissibili” e da rituali durante i pasti.
- Paura intensa di ingrassare: Nonostante il grave sottopeso, la persona ha una paura irrazionale di guadagnare peso e può adottare comportamenti di compenso come esercizio fisico eccessivo, vomito autoindotto o uso di lassativi.
- Distorsione dell’immagine corporea: La persona continua a vedere se stessa come sovrappeso, anche se è evidente che sia in grave sottopeso. Questo porta alla continua preoccupazione per la forma fisica e la comparazione incessante con gli altri riguardo al peso e all’aspetto fisico.
BULIMIA NERVOSA (BN)
La bulimia nervosa è caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffate durante le quali la persona perde il controllo del cibo, mangiando grandi quantità in fretta e senza gustarlo, fino a sentirsi “talmente pieni da star male”
Questi episodi di abbuffate sono vissuti con un forte senso di perdita di controllo, mentre i comportamenti di compensazione sono attuati nel tentativo di prevenire l’aumento di peso e di ridurre il disagio emotivo legato alle abbuffate.
Malgrado l’eccesso di cibo, chi soffre di bulimia è ossessionato dal peso e dalle forme corporee, desiderando costantemente perdere peso. Per farlo, mettono in atto comportamenti di compensazione, come il vomito auto-indotto, l’uso di lassativi, diuretici, esercizio fisico eccessivo, o la restrizione alimentare.
Il peso corporeo può variare, e la persona può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, a differenza di chi soffre di anoressia nervosa.
La bulimia può presentarsi in due forme: con o senza condotte di eliminazione (vomito, lassativi o diuretici).
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, la bulimia nervosa è influenzata da distorsioni cognitive, come la sovrastima dell’importanza del peso corporeo e la convinzione che il proprio valore dipenda esclusivamente dall’aspetto fisico. La persona con bulimia tende a pensare in termini di “tutto o nulla”, dove l’assunzione di cibo e il controllo del peso sono vissuti come assolutamente fondamentali per il proprio benessere. Inoltre, la persona può sviluppare una scarsa regolazione emotiva, utilizzando il cibo per affrontare stati emotivi negativi come stress, ansia o tristezza.
I tre segnali principali da riconoscere in caso di bulimia nervosa:
- Episodi di abbuffate: Mangiare grandi quantità di cibo in un breve periodo, con un senso di perdita di controllo, anche in assenza di fame fisica. Le abbuffate sono spesso accompagnate da vergogna e senso di colpa.
- Comportamenti di compensazione: Dopo le abbuffate, la persona tenta di eliminare l’eccesso di cibo ingerito attraverso il vomito auto-indotto, l’abuso di lassativi, l’esercizio fisico eccessivo o digiuni prolungati.
- Preoccupazione eccessiva per il peso e la forma corporea: La persona con bulimia ha un’ossessione per il peso corporeo e l’aspetto fisico. La propria autostima è fortemente influenzata da questi fattori, e i comportamenti disfunzionali (abbuffate e compensazioni) sono attuati per mantenere il controllo sul peso.
DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BINGE EATING DISORDER – BED)
Il disturbo da alimentazione incontrollata è simile alla bulimia nervosa per la presenza di abbuffate, almeno una volta a settimana per tre mesi ma senza comportamenti compensatori o di “controllo” ( es. vomito, attività fisica intensa, ecc).
Inoltre, le persone che soffrono di questo disturbo non seguono una dieta e tendono a mangiare in eccesso anche al di fuori delle abbuffate, ciò spiega perché nella maggior parte dei casi sia presente una condizione di sovrappeso o di obesità.
Il disturbo da alimentazione incontrollata o binge eating disorder (BED), in un’ottica cognitivo-comportamentale, si caratterizza da episodi ricorrenti di abbuffate, in cui una persona consuma una quantità di cibo notevolmente superiore a quella che sarebbe considerata normale in un determinato periodo di tempo, accompagnata da una sensazione di perdita di controllo. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, il disturbo è associato a distorsioni nei pensieri e nelle emozioni riguardo al cibo, al corpo e al controllo alimentare, che alimentano e perpetuano il comportamento disfunzionale.
Meccanismi psicologici sottostanti:
- Distorsioni cognitive: I soggetti con BED spesso tendono a pensare in termini assoluti (“tutto o niente”), per esempio, considerando una piccola abbuffata come un fallimento totale, che li porta a sentirsi impotenti e incapaci di fermarsi.
- Comportamenti di coping disfunzionali: Le abbuffate spesso avvengono come risposta a emozioni negative come stress, tristezza, ansia o noia. Invece di affrontare o elaborare queste emozioni, il cibo diventa un meccanismo di coping, che inizialmente fornisce sollievo, ma che con il tempo alimenta il circolo vizioso.
- Autocritica e vergogna: Dopo gli episodi di abbuffata, i soggetti provano sensi di colpa, vergogna e disprezzo per se stessi, aumentando la preoccupazione per il cibo e il peso corporeo, e quindi continuando ad abbuffarsi come modo per “gestire” queste emozioni.
I tre segnali principali da riconoscere in caso di binge eating:
- Perdita di controllo durante il pasto: La persona consuma grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo, ma ha la sensazione di non riuscire a fermarsi o a controllare cosa o quanto sta mangiando.
- Mangiare rapidamente e senza fame fisica: Le abbuffate avvengono senza un reale senso di fame, e la persona può continuare a mangiare anche quando non è fisicamente affamata, spesso in modo impulsivo.
- Vergogna e segretezza: Dopo le abbuffate, la persona tende a sentirsi in colpa e vergognosa per il comportamento, e spesso mangia in segreto, cercando di nascondere la propria alimentazione dagli altri.
COME RICONOSCERE UN POSSIBILE DISTURBO ALIMENTARE?
- Cambiamenti nelle abitudini alimentari: restrizione estrema, abbuffate o episodi di purging.
- Ossessione per il peso e l’aspetto: preoccupazione eccessiva per il corpo, uso costante della bilancia.
- Comportamenti compensatori: vomito autoindotto, esercizio eccessivo, abuso di lassativi.
- Segni fisici: perdita di peso improvvisa, pelle secca, debolezza, problemi gastrointestinali.
- Isolamento sociale e disagio emotivo: evitamento dei pasti in pubblico, ansia e depressione associate al cibo.
L’APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE (CBT) NEL TRATTAMENTO DEI DCA
L’approccio cognitivo-comportamentale (CBT) è considerato uno dei trattamenti più efficaci per i disturbi alimentari. Prevede un lavoro congiunto da parte di più figure specialistiche che lavorano in équipe: il dietista-nutrizionista, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
L’obiettivo del trattamento è quelli di:
- Normalizzare il peso e abbandonare i comportamenti di controllo del peso.
- Identificare e modificare i pensieri disfunzionali legati al peso e all’alimentazione.
- Lavorare sulla regolazione emotiva, riducendo il legame tra emozioni negative e cibo.
- Modificare i comportamenti disfunzionali attraverso strategie di esposizione e prevenzione delle ricadute.
- Migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali.
- Prevenire le ricadute mantenendo i risultanti in vista della conclusione della terapia.
CONCLUSIONE
I disturbi alimentari sono condizioni serie che influenzano profondamente la qualità della vita. Il riconoscimento tempestivo e un trattamento mirato, come la terapia cognitivo-comportamentale, possono fare la differenza nel recupero.
Diffondere consapevolezza è fondamentale per combattere stigma e promuovere la prevenzione.
Se tu o qualcuno che conosci sta lottando con un DCA, chiedere aiuto è fondamentale.
Lo studio di psicologia Mindcare AZ è qui per ascoltarti.
“I disturbi alimentari non riguardano solo il cibo, ma sono il risultato di un complicato intreccio di emozioni, pensieri e comportamenti che la persona usa per affrontare il dolore emotivo.”
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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