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SENSIBILIZZAZIONE E PSICOEDUCAZIONE ALLE RELAZIONI SANE

Ogni 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno che, purtroppo, continua a minacciare la vita e la dignità di milioni di donne in tutto il mondo.
La violenza contro le donne non è solo un problema sociale: è una violazione dei diritti umani e un ostacolo al progresso e alla parità.
Lo scopo di questo articolo è quello di offrire una sensibilizzazione e psicoeducazione verso gli aspetti che riguardano la violenza nelle relazioni intime e fornire dei piccoli strumenti o campanelli di allarme che possano farvi discernere la differenza fra una relazione sana e una patologica.
Secondo l’OMS (2021) circa 1 donna su 3 ha vissuto un episodio di violenza e spesso con conseguenze devastanti per la sua salute mentale e fisica.
Quando parlo di violenza nelle relazioni intime (Intimate Parthner Violence-IPV) intendo proprio un tipo di comportamento che viene agito dal partner o ex- partner nel contesto di una relazione intima. Questo tipo di comportamenti causano danni fisici, sessuali  e/o psicologici all’altro partner.

LE TIPOLOGIE DI VIOLENZA

La violenza nelle relazioni intime (IPV)  si manifesta in diverse forme, spesso intrecciate fra loro, che vanno oltre quella fisica.
Infatti le diverse forme di IPV sono:

  1. Violenza fisica: comporta l’uso di forza fisica per ferire o causare lesioni al partner, come schiaffi, calci, pugni, soffocamento ma anche utilizzo di armi.
  2. Violenza sessuale: coinvolge coercizione o forza fisica per compire abusi e atti, contro la volontà del  partner.
  3. Violenza psicologica: sono compresi insulti, manipolazioni, aggressioni verbali, umiliazioni, ricatti e minacce che minano l’autostima e la stabilità emotiva.
  4. Violenza verbale: comporta l’utilizzo di linguaggio offensivo, umiliante o denigratorio per ferire emotivamente il partner, compresi insulti, minacce o commenti discriminatori.
  5. Violenza emotiva: include comportamenti che mirano a manipolare controllare o danneggiare emotivamente il partner, come l’isolamento sociale, l’umiliazione pubblica, la negazione di amore e affetto, la manipolazione dei sentimenti o la minaccia di abbandono.
  6. Violenza economica: il controllo o l’abusivo utilizzo delle risorse economiche con privazione di indipendenza finanziaria e sabotaggio delle opportunità lavorative.
  7. Stalking: comportamenti ossessivi e persecutori che generano paura e insicurezza.
  8. Violenza online e digitale: coinvolge l’utilizzo di tecnologie digitali per perpetrare abusi, diffusione di contenuti intimi senza consenso, minacce online e cyberbullismo.

I fattori che contribuiscono a tutte queste forme di IPV sono complessi, multi sfaccettati, relazionali, sociali e culturali.

PERCHÉ NON RIESCO A DIRE BASTA?
E quindi quali sono le dimensioni psicologiche che “costringono” le persone a rimanere intrappolate in tali relazioni?
Affronteremo queste dimensioni parlando di due concetti teorici molto importanti:

  1. Le fasi del ciclo di violenza del modello teorico di Lenore Walker (1979);
  2. La dipendenza affettiva patologica declinata in un’ottica di violenza nelle relazioni intime.

La persona coinvolta in queste tipologie di relazioni altamente disfunzionali, si muoverà all’interno della sua mente come lungo un pendolo di un orologio, barcollando tra lo scopo di voler chiudere la relazione e lo scopo di rimanere insieme con quella persona.

IL CICLO DI VIOLENZA
Le relazioni disfunzionali seguono uno schema molto preciso.
Secondo il modello di Lenore Walker (1979),le dinamiche delle relazioni violente seguono un modello composto da tre fasi che sebbene possono variare in durante e intensità, generalmente sono strutturate in questo modo:

  1. Fase di aumento della tensione.
    Durante questa fase, si verifica un graduale aumento della tensione all’interno della relazione. Si manifesta attraverso frequenti conflitti, comportamenti psicologicamente violenti, gelosia patologica e litigi. Questa fase può protrarsi per un periodo variabile, che può essere di settimane, mesi o persino anni.
  2. Fase di violenza acuta.
    In questa fase, l’abusante perde il controllo e si verificano atti di violenza fisica, psicologica e/o sessuale. La gravità e la frequenza di tali comportamenti possono aumentare notevolmente, arrivando anche a casi estremi come l’uxoricidio o il femminicidio.
    Non sempre la vittima cerca aiuto in questa fase, a causa delle reazioni traumatiche e della dissociazione.
  3. Fase di riconciliazione o luna di miele.
    In questa fase, il partner violento cerca il perdono e promette alla vittima di non ripetere tali comportamenti. Possono essere utilizzate diverse strategie manipolative, come mostrare profonda colpa o attribuire la colpa di tali comportamenti a fattori esterni, come il lavoro o il consumo di alcol. Un’altra tecnica è quella del love bombing, ovvero un comportamento manipolativo in cui una persona sovraccarica l’altra di affetto e attenzioni eccessive (ri)creando un attaccamento emotivo con il fine di guadagnare controllo e influenza all’interno della relazione. Durante questa fase, la tensione e i conflitti sono assenti, e la coppia può sperimentare una sorta di “luna di miele”. Tuttavia, in relazioni più patologiche, questa fase tende a diventare sempre più breve, con l’accentuarsi della colpevolizzazione della vittima da parte del partner violento. Nonostante ciò, la vittima desidera credere che il partner violento sia cambiato, e a credere alla promessa di un rapporto più sano.

Questo modello illustra le complesse dinamiche all’interno delle relazioni violente, evidenziando come la vittima possa cadere nella trappola della speranza di un cambiamento positivo da parte del partner violento. Tuttavia, spesso queste promesse non si realizzano e il ciclo di violenza continua.
Il modello della Walker si concentra sui tempi della crescente violenza nella relazione, ma non considera la condizione psicologica della vittima.
Sebbene sia utile comprendere la dinamica violenta della relazione, questo ciclo di violenza appena descritto non approfondisce i processi mentali interni e quindi lo stato mentale della vittima in ciascuna delle fasi.

LA DIPENDENZA AFFETTIVA PATOLOGICA

Cosa spinge le vittime a rimanere coinvolte in una relazione disfunzionale, nonostante siano consapevoli degli effetti dannosi? Qual è il loro stato mentale interno?
Questo stato mentale è definito “dipendenza affettiva psicologica” con tutte le emozioni annesse che comporta tale stato.
Prima di addentrarci in questo concetto vorrei porre una differenza importante.
La dipendenza affettiva “normale” implica un legame equilibrato e sano, mentre la dipendenza affettiva patologica è caratterizzata da un bisogno compulsivo di attenzione e affetto, che compromette la salute mentale e l’autonomia individuale, portando a relazioni altamente disfunzionali.
La dipendenza affettiva patologica intrappola le persone in relazioni distruttive con partner abusanti, problematici o emotivamente distanti, legati a doppio filo alle loro vittime.
Nel modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche (Pugliese,et al. 2023) ci sono degli stadi specifici che caratterizzano lo sviluppo di tale problematica, dove i conflitti interni della vittima ruotano attorno alla lotta tra il bisogno soggettivo di rimanere in una relazione disfunzionale a tutti i costi e il desiderio di allontanarsi.
L’attivazione di questi conflitti, rappresenta la condizione psicologica che mantiene le persone intrappolate in una relazione violenta, impedendole di fuggire anche quando la loro vita è in pericolo.
Il problema principale, nella condizione patologica di “dipendenza affettiva” non è solo il timore dell’abbandono o il rifiuto in sé, ma piuttosto soffrono per non aver posto fine alla relazione pur avendo capito che sarebbe stata la scelta più sana e migliore per loro oppure il non aver fatto abbastanza per evitare l’abbandono.
Spesso si sentono giudicati dalle persone che hanno al di fuori della relazione o trattati come inetti.
Uscire da una relazione con dipendenza affettiva patologica non è  facile e spesso le motivazioni alla base sfuggono alla ragione.
Nessuno “sceglie” di soffrire.
Ma si può uscire da tale condizione e soprattutto lavorare con i giusti mezzi nella comprensione, elaborazione e superamento della dipendenza affettiva patologica.

La violenza è storica, sociale e culturale. È altresì capitale comprendere i processi sottostanti alla creazione di tali relazioni e le loro radici, intervenendo proprio sui fattori di rischio e implementando il concetto di psicoeducazione dai bambini, adolescenti, adulti ed anziani con i giusti modi proporzionati all’età.

SEGNALI PER RICONOSCERE UNA RELAZIONE SANA DA UNA PATOLOGICA

“Quello che mi nutre mi distrugge”

(Friedrich Nietzsche)

Una relazione sana si basa su rispetto, fiducia e reciprocità, mentre una relazione patologica è spesso caratterizzata da controllo, manipolazione e abuso.
I 5 segnali per riconoscere una relazione tossica

  1. INTENSITÀ

Non tutte le relazioni sono violente sin dall’inizio. Tuttavia, qualcosa, con il tempo cambia. È fondamentali chiedersi : “Mi sento a mio agio con il tipo di intimità richiesta dalla relazione? Ho il mio spazio personale? Ho la libertà di esprimere i mei bisogni? Le mie richieste vengono rispettate? Se la risposta a una o più domande è “NO”, allora, probabilmente non si tratta di amore.

  • ISOLAMENTO

È uno dei segnali più trascurati, poiché ogni relazione inizia con un forte desiderio di trascorrere del tempo insieme e condividere dei momenti. L’isolamento comincia quando il vostro partner inizia ad allontanarvi dagli amici, famiglia e legarvi sempre di più a lui.
Potrebbe dirvi “Perché esci con quegli sfigati dei tuoi amici? “Non vedi che la tua amica è invidiosa e sta cercando di farci lasciare?”
È fondamentale trascorrere del tempo insieme al proprio partner ma sono fondamentali anche i propri spazi ed incoraggiare il vostro partner a fare lo stesso.

  • GELOSIA CIECA

Il partner diventa sempre più esigente, pretendo di sapere sempre dove siete e con chi, seguirvi o farlo attraverso i mezzi elettronici. Iniziano domande insistenti, sulle relazioni con i propri ex e possono arrabbiarsi fino a diventare diffidenti e violenti.
La gelosia cieca comporta ossessione, sospetto, accuse di tradimento e/o flirt con altre.
La gelosia patologica include, rabbia, minacce e disperazione con lo scopo di far sentire l’altro sbagliato e portarlo a rinunciare ad attività piacevoli per tranquillizzarlo.

  • DENIGRAZIONE

Far diventare le parole armi.  Frasi tipiche possono essere: “Ma che problemi hai?” “Non rompere!” “Perché sei così sensibile!”, con lo scopo di minimizzare la sofferenza, dopo una discussione o semplicemente per invalidare le vostre emozioni.
Il partner sostiene e incoraggia, non umilia e affossa.

  • INSTABILITÀ

Frequenti rotture e riconciliazioni con alti e bassi emotivi. Violenti litigi con annessa violenza verbale con frasi tipiche del tipo: “Non vali niente” “Non so perché sto con te”.
Molte vittime di violenza raccontano di sentirsi come “se camminassero sulle uova” o che l’altro sia come una mina anti-uomo, che rischia di scoppiare senza preavviso.
La metafora spesso utilizzata per indicare l’instabilità di una relazione tossica è “come sentirsi su delle montagne russe emotive.”


L’amore maturo va oltre il mero sentimento: è la scelta consapevole di stare e crescere insieme.
“ La cosa più difficile da imparare nella vita è quale ponte attraversare e quale bruciare”

COME CHIEDERE AIUTO? CONTATTI DI EMERGENZA
Se sei vittima di violenza o conosci qualcuno che potrebbe esserlo, è fondamentale sapere a chi rivolgersi. Uscire dalla violenza è possibile.

  • chiama il numero 1522 – numero Anti Violenza e Stalking, multilingue e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni. Accoglie, con assoluta garanzia dell’anonimato.
  • chiama il numero 112– numero di emergenza unico europeo (NUE).
  • presentandoti personalmente presso un presidio delle forze dell’ordine.
  • scaricati l’app YouPol.
  • se hai subito violenza fisica (aggressioni e lesioni fisiche), presentandoti in Ospedale presso il pronto soccorso.
  • Rivolgerti a figure professionali
  • presentandoti presso i Centri Anti-violenza-CAV

Conclusione
La violenza contro le donne è un fenomeno che può essere contrastato solo con l’impegno di tutti: istituzioni, famiglie, scuole e società civile. Sensibilizzare  il 25 novembre significa non solo denunciare la violenza, ma anche promuovere l’educazione al rispetto e sostenere le vittime nel loro percorso verso la libertà. La lotta contro la violenza inizia dalla consapevolezza e dall’azione: insieme possiamo fare la differenza.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Nella mente dei dipendenti affettivi: Assessment e trattamento. E Pugliese FrancoAngeli. LIBRO

Un modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche. E Pugliese, AM Saliani, F Mancini Psicobiettivo

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). (2021). Violence against women prevalence estimates, 2018: global, regional and national prevalence estimates for intimate partner violence against women and global and regional prevalence estimates for non-partner sexual violence against women.

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA: American Psychiatric Association

Johnson, M. P., & Ferraro, K. J. (2000). “Research on domestic violence in the 1990s: Making distinctions.” Journal of Marriage and Family, 62(4), 948-963.

Ministero dell’Interno, Italia. (2022). Rapporto annuale sulla violenza di genere in Italia. Roma: Ministero dell’Interno.

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